GLI ARTISTI E LA DROGA: DA VAN GOGH A FELLINI – Enrico Nascimbeni

Nella Parigi di fine 800 alla Parigi numerosi artisti che si rifugiavano nelle sue braccia profumate di oppio, hashish, assenzio. Baudelaire prendeva hashish la mattina a digiuno sciolto nel caffè e Rimbaud e Verlaine si stordivano con la “Fata Verde”. Pittori come Modigliani, Sisley, Utrillo e anche Picasso, godevano di tutte le libertà che la vita bohemien consentiva loro. Van Gogh e Toulouse Lautrec annegavano le malattie in un mare di sostanze disparate fra cui il laudano che spopolava soprattutto fra le signore. Alexandre Dumas, amante dei derivati del papavero, aveva approntato una redazione di oppiomani coi quali scriveva feuilleton. Anche molti inglesi, che godevano dell’importazione diretta dall’India coloniale, avevano libero accesso all’oppio. Lord Byron e Shelley, due fra i tanti. Coleridge, o De Quincey che risollevò la sua disastrata condizione economica con i proventi di “Confessione di un giovane oppiomane”. Conan Doyle, spesso indugia sul vizietto di Sherlock Holmes che assume coca a fasi alterne… Il nostro vate, D’Annunzio, in confronto era un principiante, troppo erotomane per cedere ai neurodepressivi, magari un po’ di coca per rinvigorirsi, ma senza le vette di gioia e gli abissi di dolore che caratterizzarono i Francesi.La psicoanalisi nacque forse dal tentativo di Freud di liberarsi dalla dipendenza di cocaina, sintetizzata nel 1865 e molto diffusa fra i medici di area tedesca.Oltreoceano gli scrittori si davano perlopiù all’alcol. Hemingway, Fitzgerald, Poe e poi Capote, Bukowsky e Kerouac, solo pochi esempi fra coloro che all’inizio del’900 si sfasciavano di Bourbon.
Furono però i musicisti i più accaniti consumatori di sostanze proibite. Negli anni ’40 quasi tutti i jazzisti di colore, Charlie Parker, Mingus, John Coltrane facevano uso di eroina, come se tutto il dolore della negritudine potesse essere placato dal suo uso smodato. La triste storia della signora del Jazz, Billy Holiday, vale per tutte; violentata adolescente, costretta ai lavori più umili, prostituta per necessità, riuscì a sfondare grazie alla sua voce meravigliosa che, resa roca dalla sostanza, raggiungeva vette altissime di pathos. Morì giovane di epatite fulminante. Non si può parlare di tutti i musicisti, scrittori poeti e pittori che morirono di overdose o col fegato spappolato, non basterebbe un trattato; ma si possono dividere per esempio gli eroinomani dai consumatori di LSD. Tristi e introspettivi i primi, visionari i secondi. Due nomi: Janis Joplin, Jefferson Airplane., Federico Fellini dichiarava di aver inventato e disegnato alcuni dei suoi personaggi, sotto l’effetto di Acido Lisergico, bevuto in forma liquida, d’accordo col suo medico e amico. Possiamo quindi affermare che la creatività necessiti del dolore che provoca la dipendenza? O che si nutra delle visioni del laudano o dell’lsd? O degli eccessi alcolici, dell’inebetimento charas-india-guru, o dello stupefacente accostamento peyote-stregone-mexico? Siamo sicuri che Hemingway o Jimi Hendrix o la Pop art al completo non avrebbero prodotto di meglio senza la spinta dell’alterazione sensoriale.Il binomio arte-droga e’ stato uno stereotipo nel quale la buona società aveva trovato comodo ingabbiare, nel corso di più di un secolo, gli artisti ai bordi della via…

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz